Chi siamo
SPAZIO X-ART nasce come nuovo punto di riferimento per l’arte a Pordenone.
Uno spazio dinamico pensato per dare voce ai linguaggi del contemporaneo e creare un dialogo diretto tra artisti, collezionisti e appassionati.
L’obiettivo di SPAZIO X-ART si concentra su pittura, scultura e visioni contemporanee dell’arte, privilegiando la ricerca visiva e la sperimentazione espressiva.
Crediamo che questo “spazio” non debba solo essere un luogo espositivo, ma un laboratorio di idee e di incontri culturali aperti alla ricerca e alla passione per l’arte.
Scopri gli artisti

Gli artisti
Nel raccontare il suo lavoro molti hanno associato il suo linguaggio alla Pop Art, al Minimalismo e all’Informale per la vicinanza a queste forme di espressione. Aggiungiamo pure una certa corrente poverista.
Le sue opere sono superficiali, ma non nel senso di banali, piuttosto per il loro aspetto epidermico, e perché costruite su più strati. Sono l’esito di un corposo lavoro di ricerca in termini progettuali e di pensiero.
I suoi fogli di gomma sono ruvidi o lisci, accostati o sovrapposti e i lembi, dritti o frastagliati, definiscono una sorta di limes, una linea di confine tra realtà differenti e in relazione tra loro.
Sono letteralmente composizioni (dal latino cum e ponere) e ciò coincide col mettere in relazione alternanze e geometrie, colori e significati, attraverso precise giustapposizioni.
Il risultato, formale piuttosto che informale, è una socialità di colori, ombre, geometrie e spessori, che seguono un ordine progettato.
E, come la libertà e la democrazia, per funzionare hanno bisogno di regole che talvolta possono anche essere trasgredite.
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Gomma sul pannello di legno
70×50 cm
2021
Dalle origini alle origini; un lungo viaggio di andata, attraverso il fiume di una lunga storia familiare, e di ritorno, seguendo la rotta di un percorso personale legato al fiume Noncello.
“Una” terra come punto di partenza e “La” terra come punto di un arrivo. Una terra che è un luogo ma soprattutto memoria; la stessa terra che diventa materia scultorea, pittorica e testuale.
Questi sono gli ingredienti di un linguaggio colto per ricostruire un’affascinante storia tutta da leggere e ascoltare. Il suo lavoro è lungo e metodico: sceglie con cura la terra per colore e porosità, la setaccia, la impasta con opportuni collanti, fino a modellarla accarezzandola con le dita per mantenere il contatto con una natura sempre più arida.
Infine nella fase di asciugatura si formano lentamente le screpolature per urlare che la terra è viva e per dare ancora più valore all’aspetto segnico e gestuale così sorprendente.
Le sue terre sono tante cose: il moto ondoso di una barca che risale il fiume, la necessità di un contatto col suolo; in ogni caso c’è uno scopo narrativo.
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Terra su tavola
176 ×91 x 13 cm
2025
Si dedica inizialmente al ritratto dal 1972, inserendo poi nelle tele figure intere e scorci di paesaggio.
Una tappa importante della sua carriera artistica è l’incontro con Štepán Zavrel, fondatore della Scuola Internazionale d’Illustrazione a Sarmede, e da quel momento sarà l’occasione per una personale evoluzione artistica incentrata sulla stesura pittorica e su soggetti che si muoveranno tra il serio e il faceto in un delicato gioco di equilibri e masse.
Talvolta i suoi soggetti sono imprigionati in un sogno o liberi di vivere il proprio spazio segreto ed intimo.
Difficilmente lo sguardo dei suoi personaggi è rivolto verso lo spettatore, e invece spesso, hanno gli occhi chiusi, pensanti, per costruire un dialogo tra sé e sé, o tra il protagonista della scena e una seconda figura che lo accompagna.
La sua tecnica, potente e delicata, rende questa abile pittrice immediatamente riconoscibile.
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Olio e acrilico, tecnica
del puntinismo
80×70 cm
Entrare nel suo laboratorio è come partecipare ad una messa, un’esperienza in uno spazio in cui all’odore dell’incenso si sostituisce il profumo del legno dei suoi boschi.
E questi sono luoghi di tradizioni dei quali Pietro ne fa una sapiente lettura con un grande rispetto per la natura.
Come si conviene inizia tutto con un preciso processo creativo: schizzi di studio e disegni dal vero, un primo bozzetto in argilla per studiare proporzioni e pose, e un’accurata scelta del legno più idoneo da scolpire sapendo già come si potrà comportare durante la lavorazione.
È un faticoso lavoro di sottrazione, che fa certamente parte di qualsiasi attività scultorea.
Talvolta vi è un lavoro di addizione e abbina al legno di cedro, noce, cirmolo o castagno, altri materiali: corde grosse o sottili, garze, o ne colora alcune porzioni.
Queste non sono superfetazioni o decori fini a se stessi, ma attributi estetici e quindi necessari.
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Legno di cedro 101×41×43 cm
2023
Questi gruppi di “cavalieri erranti”, come li definisce l’autore, prima di essere uomini sono figure simboliche che si confondono, per la loro struttura filiforme, con le linee delle insegne che tengono in mano le quali potrebbero avere, peraltro, una funzione liturgica.
Queste insegne con la sommità ricurva somigliano a pastorali vescovili e le figure assumono, perciò, il ruolo di guide spirituali perché richiamano il ruolo del Buon Pastore alla guida di una comunità cristiana e, in questo caso, anche laica.
Lo scopo è guidarci in questo mondo di “contraddizioni”, per usare un termine dell’autore.
Sono figure che stentano a reggersi in piedi, esili ma con una grande forza interiore.
Inoltre questa assenza di fisicità contribuisce a dare più spazio a questo aspetto sacrale, esaltando questo smarrimento di una società di esseri umani che non vivono, ma sopravvivono in questa “selva selvaggia e aspra e forte”, per citare il sommo poeta.
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Tecnica mista
20,6 ×.29,5 cm
2024
Dipingo perché è il mio modo di stare al mondo. Per me la pittura non è semplice rappresentazione, ma uno spazio di presenza, ascolto e trasformazione.
Attraverso il colore esploro emozioni e creo un dialogo continuo tra intenzione, istinto e scoperta.
Ogni opera nasce da un processo vivo, fatto di stratificazioni, cambiamenti e ricerca.
Accanto alla mia ricerca artistica realizzo laboratori nelle scuole, nei centri di cura, negli ospedali e in progetti collettivi, dove la pittura diventa uno strumento di incontro, inclusione e benessere.
In questi contesti non cerco il risultato estetico perfetto, ma l’autenticità: credo che l’arte possa diventare anche cura, offrendo uno spazio sicuro in cui esprimersi, riconoscersi e creare relazioni.
Le esperienze vissute tra Italia, Germania e Australia hanno arricchito il mio percorso, mantenendo però la pittura al centro della mia vita.
Credo in un’arte accessibile e inclusiva, capace di abitare con la stessa dignità una galleria, una scuola, un ospedale o uno spazio pubblico.
Dipingo per creare luoghi di espressione, incontro e possibilità, con la stessa curiosità che mi accompagna fin dall’inizio del mio percorso.
(testo di Natascia Artico)
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Tecnica mista su tela
100 × 100 cm
È un musicista nato a Castelfranco Veneto che ama sperimentare anche nell’ambito creativo, inizialmente nella produzione di oggetti per l’arredamento (vedi Vasi Siliconici selezionati al MACEF 2000, specchi e altro).
Continua successivamente il suo percorso di ricerca attraverso l’elaborazione di immagini che rappresentano quei “altri mondi “ che i suoi occhi intravedono in parti nascoste o in riflessi della realtà che ci circonda. Inizia utilizzando resine e colori in quadri astratti per poi passare all’utilizzo della fotografica in modo sperimentale.
Queste “visioni” vengono isolate, ingrandite, elaborate e prendono così forma immagini che sembrano appartenere a pianeti sconosciuti, mari infiniti, deserti al crepuscolo, orizzonti da sognatore. “mondi occulti” che l’azione trasformativa di Fausto porta alla luce insieme agli stati d’animo e le emozioni che li accompagnano e che per questo non possono non entrare in risonanza con i mondi interni di chi li osserva.
Le sue ricerche lo portano, ultimamente, ad utilizzare la fotografia e arte pittorica digitale per poi creare forme scultoree.
Abbinandola a resine nascono così corpi plastici, quadri, vasi , materia che prospetta un futuro prossimo quando la plastica “rifiuto” fonderà con la roccia diventando purtroppo parte del nostro ciclo geologico (cosa che sta già avvenendo).
Ecco che il suo modo di sperimentare, prima con la musica elettronica, ora anche con un altro prodotto “artificiale” la plastica, crea cose nuove rivelando una nuova bellezza “ Plastìc”.
(testo di Faust Degada)
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Resina colorata
Coldel nasce a Venezia nel 1972 e si forma tra la Scuola d’Arte e l’Accademia di Belle Arti, con specializzazione in metalli e design dell’oreficeria. La sua ricerca indaga il rapporto tra materia, spazio e percezione.
In alcuni lavori è presente l’arco, una forma intesa come strumento destinato a proiettare nello spazio un’immagine, un gesto, un movimento, un’idea.
La ricerca si sviluppa attraverso la frammentazione dell’immagine, che non viene offerta nella sua completezza ma attraverso parti, tracce e apparizioni. Lo spettatore è chiamato a ricomporre ciò che manca, diventando parte del processo percettivo.
Gli archi sono una tela tridimensionale e un linguaggio personale in cui forma, spazio e immagine continuano a trasformarsi. Il metallo, elemento strutturale e concettuale, accoglie il luogo reale, il corpo dello spettatore e il cambiamento della luce.
Il progetto nasce da una ricerca autentica e personale, alcune volte in dialogo con la storia dell’arte italiana, non attraverso la citazione ma attraverso la memoria delle forme e della loro energia ancora viva. L’arco diventa così una soglia tra passato e contemporaneità.
(testo di Coldel)
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165 × 55 × 30 cm
Il mio lavoro nasce da un immaginario costante: figure femminili, occhi, corpi, frutti, animali, oggetti, segni e codici che cambiano forma, ma non sostanza. Non considero questi elementi soggetti separati, né appartenenze a generi diversi; sono modi differenti attraverso cui una stessa realtà mobile si manifesta e si trasforma.
Chiamo queste presenze Nature Vive: forme che non restano ferme dentro una definizione, ma attraversano stati, linguaggi e identità. Una donna può diventare frutto, un oggetto creatura, una formula corpo o velo, una fiaba struttura di controllo o possibilità di liberazione. La pittura diventa così il luogo in cui ciò che appare riconoscibile perde la propria fissità e rivela un’altra natura.
Nel mio lavoro i codici – iconografici, simbolici, matematici, narrativi – non sono citazioni decorative, ma strumenti di trasformazione. Mi interessa il punto in cui una forma smette di appartenere a una sola categoria: il momento in cui volto, occhio, frutto, numero o icona entrano in relazione e modificano reciprocamente il proprio significato.
Natura Viva – Icone – Frida appartiene a questa soglia. Non è ritratto né omaggio, ma figura metamorfica: icona, frutto, corpo, ferita e sguardo. L’immagine femminile non viene fissata in un’identità definitiva; resta aperta, ambigua, vigile. Come tutte le mie Nature Vive, resiste alla categoria che vorrebbe contenerla.
(testo di Antonia Pia Bianchimani)
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Olio su tela,
50 × 50 cm
Questa tecnica prevede l’utilizzo di piccoli e grandi scampoli di gomma, opportunamente tagliati e sovrapposti, per sostituire i tradizionali piani pittorici dipinti, rovesciando le modalità rappresentative dello spazio visivo.
Non si tratta più di tradurre uno spazio reale in una superficie dipinta fatta di ombre, sfumature e diluizioni cromatiche, ma, al contrario, di utilizzare una superficie reale e fisica, dotata di uno spessore, per rendere conto dei volumi reali.
Non possiamo più parlare di rappresentazione della realtà, ma di realtà nella rappresentazione.
È un’operazione analitica di decostruzione del soggetto, il quale rimane, tuttavia, sempre riconoscibile e palpabile.
Tutto è così ridotto ai minimi termini e anche se potrebbe apparire una composizione slegata (come se mancassero gli articoli in una frase) c’è una precisa scansione nei colori e tuttavia non si perde la visione d’insieme del soggetto rappresentato.
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Scampoli in gomma
100 × 70
News ed eventi
Uno spazio in continuo movimento, dove arte, persone e idee si incontrano. In questa sezione raccontiamo le mostre, gli eventi, gli incontri e le iniziative di SPAZIO X-ART: occasioni per conoscere nuovi linguaggi, scoprire gli artisti e vivere da vicino la ricerca contemporanea.
Vedi tuttiInaugura un nuovo punto di riferimento per l’arte a Pordenone
Venerdì 11 settembre alle 18.00, in via Cesare Battisti 5/a, a Pordenone, inaugura Spazio X-Art un nuovo punto di riferimento dedicato all’arte contemporanea in città.